Chernobyl, le foto della città fantasma

C’erano circa 50mila abitanti a Pripyat, Ucraina, prima che il 26 aprile 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, poco distante, costringesse tutti quanti a scappare (il giorno dopo, in sole tre ore) il più lontano possibile dalla città che fino a quel momento era stata vivace e moderna. Cinquantamila persone che, salendo a bordo di numerosi autobus mandati appositamente, si sono lasciate alle spalle la vita di tutti i giorni e sono partite portando con sé solo i documenti e pochi oggetti necessari. L’annuncio del comune parlava di un’evacuazione temporanea ma si raccomandava con i cittadini di chiudere acqua, luce e gas. Nessuno invece ha mai fatto ritorno nella cittadina. Case, ospedali, scuole, strade: tutto è rimasto immobile da allora a raccontare quello che c’era e che non c’è più. Solo il degrado, la rovina e la vegetazione che ingoia tutto rivelano come in realtà siano passati quasi 30 anni. Il fotografo austriaco Roland Verant, 35 anni, è tra i pochi che hanno avuto il coraggio di inoltrarsi nella zona in cui è ancora oggi vietato accedere per l’alto livello di radiazioni, per testimoniare con scatti impressionanti cosa resta oggi di Pripyat e dei dintorni. La prima volta che ha visitato il sito è stato nel 2000, poi è tornato altre sette volte, trascorrendo lì 42 giorni in totale in compagnia di guide esperte. La maggior parte delle foto di questo servizio sono opera sua (Ipa Agency)

C’erano circa 50mila abitanti a Pripyat, Ucraina, prima che il 26 aprile 1986 l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, poco distante, costringesse tutti quanti a scappare (il giorno dopo, in sole tre ore) il più lontano possibile dalla città che fino a quel momento era stata vivace e moderna. Cinquantamila persone che, salendo a bordo di numerosi autobus mandati appositamente, si sono lasciate alle spalle la vita di tutti i giorni e sono partite portando con sé solo i documenti e pochi oggetti necessari. L’annuncio del comune parlava di un’evacuazione temporanea ma si raccomandava con i cittadini di chiudere acqua, luce e gas. Nessuno invece ha mai fatto ritorno nella cittadina. Case, ospedali, scuole, strade: tutto è rimasto immobile da allora a raccontare quello che c’era e che non c’è più. Solo il degrado, la rovina e la vegetazione che ingoia tutto rivelano come in realtà siano passati quasi 30 anni. Il fotografo austriaco Roland Verant, 35 anni, è tra i pochi che hanno avuto il coraggio di inoltrarsi nella zona in cui è ancora oggi vietato accedere per l’alto livello di radiazioni, per testimoniare con scatti impressionanti cosa resta oggi di Pripyat e dei dintorni. La prima volta che ha visitato il sito è stato nel 2000, poi è tornato altre sette volte, trascorrendo lì 42 giorni in totale in compagnia di guide esperte. La maggior parte delle foto di questo servizio sono opera sua (Ipa Agency)